Vai al contenuto
Proloco Candelo

Visita Candelo

Itinerari a piedi

Tre itinerari segnalati nel territorio comunale, il percorso verde verso la Baraggia, le chiese e tre passeggiate di un’ora.

Contenuto da verificare

Percorsi e segnaletica da verificare sul posto: le descrizioni risalgono al 2006–2015.

Percorsi

Tre itinerari nel territorio di Candelo

Gli interventi e i percorsi sul territorio comunale sono propaggini del borgo: invitano a non fermarsi in superficie, ma a “leggere” con attenzione i segni lasciati da chi ci ha preceduto, apprezzando fino in fondo questo mirabile esempio di cultura contadina, ricetto medievale per antonomasia, “cantina comunitaria” per eccellenza, a due passi da una natura straordinaria. Sono stati attivati tre itinerari, attrezzati con segnaletica, all’interno del territorio comunale.

  • L’itinerario rosso (del vino) indaga la storia e l’origine contadina vitivinicola della comunità attraverso attività culturali e sperimentazioni sul campo: è stato realizzato un percorso tra le “antiche trattorie e osterie” di Candelo e, nell’ambito del percorso museale integrato, è stato allestito un vigneto-laboratorio in regione Dossere, che svolge soprattutto un ruolo di testimonianza storico-culturale del passato.
  • L’itinerario azzurro (della fede) sviluppa i temi storici e artistici collegati dal sentimento religioso che ha ispirato architetture e dipinti: dalle chiese, come Santa Maria Maggiore, all’itinerario della “preghiera dipinta” (gli affreschi).
  • L’itinerario verde (della natura), con passeggiate ed escursioni tra punti panoramici e didattici attrezzati e completi di cartellonistica.

Itinerario verde

Dal Ricetto all’altopiano di Bellavista

Dopo il tuffo nel passato con una visita al Ricetto, ecco una passeggiata lungo il sentiero che costeggia il muraglione di cinta e poi un’escursione fino all’altopiano di Bellavista, una delle più suggestive zone della Baraggia, passando nei pressi dei declivi erbosi attraverso boschetti fitti di varie latifoglie. Qui il paesaggio muta: man mano che si lasciano le case e i campi aumentano gli alberi, per lo più acacie, querce e ontani, e la natura sembra sommergerci completamente: una natura che ricorda da vicino le savane africane, ma anche i grandi canyon americani, strapiombi qui immersi nel verde. Si raggiunge così via Isangarda, che prende il nome dall’omonima rocca che sorgeva su un’altura dell’altopiano baraggivo: natura, storia e leggenda si incontrano ancora una volta.

  1. Tappa 1: Chiesa di Santa Maria Maggiore e il Pastificio

    Si parte dalla chiesa di Santa Maria Maggiore e, lungo via Castellengo, sulla sinistra s’incontra il Pastificio, anticamente sede di uno stabilimento industriale per la produzione di paste alimentari, fondato nel 1886 da Caterina Valle Vergnasco. Oggi è spazio abitativo.

  2. Tappa 2: La roggia Marchesa

    Appena imboccata via Ysangarda si attraversa con un ponticello la roggia Marchesa, canale artificiale derivato dal torrente Cervo, ai confini con Biella, per irrigare campi e prati. Ritorna nel corso d’acqua dopo aver irrigato i territori di Benna, Candelo, Verrone e Massazza; serviva e serve per irrigare campi e prati a sud di Candelo.

  3. Tappa 3: La ghiacciaia

    Un po’ più avanti ecco la ghiacciaia di via Ysangarda, antico deposito per la conservazione del ghiaccio, costituita da tre “cantine sotterranee” usate fino al 1920 come “frigorifero naturale”. Consentiva la conservazione di vari prodotti della comunità in cambio di un canone.

  4. Tappa 4: La Bocca del Lupo e l’area panoramica

    Proseguendo verso la Bocca del Lupo, caratterizzata da depositi alluvio-glaciali del Quaternario formati da ciottoli, sabbie e ghiaie, si arriva all’area panoramica di sosta di via Ysangarda, da cui si ha un bellissimo colpo d’occhio sul Biellese orientale (in passato sede di discarica e area di stoccaggio di rifiuti ingombranti). La Bocca del Lupo è un’antichissima gola di passaggio obbligato, per il trasporto del sale, e camminamento “alto” verso la pianura (Novara).

  5. Tappa 5: L’Aula verde

    Proseguendo si arriva all’Aula verde, spazio didattico aperto ai limiti della Baraggia con cartellonistica specifica, panche e tavoli, realizzato dall’Ente di gestione della Riserva Naturale Orientata delle Baragge in collaborazione con il Comune di Candelo per introdurre la conoscenza di alcune delle principali specie vegetali delle Baragge.

Altri elementi lungo l’itinerario verde

Sort

Terreni collettivi che anticamente venivano estratti a “sorte” per ricavarne legna da ardere (dieci passi di terreno per famiglia).

Area pic-nic

Zona attrezzata ai limiti della Baraggia.

Rol dal Balos

Rovere che, secondo una tradizione, prende il nome da chi l’ha piantata (balos), oltre un secolo fa. [DA VERIFICARE: nome esatto, vedi F. Clerico]

Vecchio lavatoio

In uso fino al 1950 circa. Nelle vicinanze si trovavano le vasche per la macerazione della canapa.

Fieri

Località in cui si trovavano numerosi vigneti. Agli inizi del Novecento vi erano cave d’argilla.

Itinerario azzurro

Le chiese e la preghiera dipinta

Le chiese e le icone, di un’arte che è soprattutto spiritualità, sono parte integrante degli itinerari dell’Ecomuseo candelese, che cerca di mostrare le diverse sfaccettature di un territorio ricco di storia, con preziose e concrete testimonianze dell’arte di un’antica comunità contadina che sa guardare al cielo.

Le chiese di Candelo

Santa Maria Maggiore

Dal Ricetto si raggiunge la chiesa di Santa Maria in pochissimi minuti, percorrendo a piedi via Mazzini e via Roma oppure scendendo lungo il tratto erboso a gradoni, a sinistra della torre rotonda di sud-est, all’ombra delle mura merlate del Ricetto: la chiesa sulla sinistra, che emana un’aura di pace e serenità, e il Ricetto, sulla destra, simbolo della forza di un popolo contadino.

Sorta anteriormente all’anno Mille (ma il primo documento è del 1182), Santa Maria Maggiore è la più antica rettoria-parrocchia di Candelo; secondo una tradizione sarebbe stata costruita sulla base di un tempio pagano. L’edificio, in origine ad aula unica, fu ricostruito a tre navate, scandite da colonnine di granito, a cavallo dei secoli XIV e XV. La facciata, ornata di un portico realizzato nel 1631 e di una porta lignea opera di Antonio Ferrarone (1736), fu restaurata nel 1941 su progetto dell’architetto Nicola Mosso. Sul lato destro si leva il campanile (secoli XVI–XVII).

L’interno presenta, nella seconda navata, una piccola cappella di San Giovanni Battista con una pala di autore ignoto raffigurante la Sacra Famiglia con Sant’Elisabetta e San Giovanni fanciullo (inizi del XVII secolo), opera tra le più pregevoli del patrimonio artistico di Candelo. Le opere d’arte più antiche e di maggior valore sono la tavola dipinta da Boniforte Oldoni di Vercelli nel 1572, che raffigura Cristo in croce, e gli affreschi sulla volta della navata destra, raffiguranti i Dottori della Chiesa (Sant’Ambrogio, San Gerolamo, Sant’Agostino, San Gregorio), attribuiti a Gaspare de Fornerio da Ponderano (secoli XV–XVI).

San Lorenzo

Sorta quale centro religioso dell’antico nucleo di Arbengo, uno dei tre centri del territorio candelese, la chiesa di San Lorenzo nella sua attuale conformazione fu realizzata tra il 1675 e il 1696 su un più antico e fatiscente edificio; secondo un’antica iscrizione presente in sagrestia sarebbe stata ricostruita ben cinque volte. Di grande interesse la porta maggiore, attribuita a Carlo Francesco Aureggio (inizi del XVIII secolo). Sul fianco sinistro, tra il coro e l’ultima cappella, si leva il maestoso campanile, edificato tra il 1717 e il 1776. Tra le opere d’arte si segnalano le sculture dei fratelli Carlo Francesco e Pietro Giuseppe Aureggio (XVIII secolo), il pulpito e la statua della Madonna del Carmine, il secentesco Crocifisso, i busti reliquiari. Tra i paramenti sono degni di menzione il piviale verde e quelli in broccato d’oro, argento e seta del XVIII secolo.

San Pietro

La chiesa di San Pietro, citata per la prima volta in un documento del 1222, fu eretta a parrocchia dalla bolla che papa Bonifacio VIII emanò il 23 marzo 1300. L’edificio fu ricostruito a partire dal 1679, dopo il crollo della precedente struttura. L’attuale facciata (1932) è opera dell’architetto Nicola Mosso; la nicchia sovrastante il portale centrale contiene il dipinto raffigurante “La consegna delle chiavi a San Pietro” (Deabate, 1932). L’ampia sacrestia settecentesca, alla quale si accede attraverso la porta intagliata (XVIII secolo), conserva importanti arredi, dipinti e sculture lignee del XVII e XVIII secolo.

Gli oratori di Santa Croce e dei Santi Grato e Giacomo

L’Oratorio di Santa Croce, dipendente dalla parrocchia di San Pietro, fu eretto tra il 1640 e il 1643 lungo l’antica strada per Biella, con il contributo del Comune di Candelo e di numerose famiglie della parrocchia, sui resti di un’antica “gesietta” (cappelletta). L’edificio è stato restaurato negli anni Cinquanta; unica testimonianza del passato è l’architrave ligneo del presbiterio (XVII secolo), intagliato e dipinto. Da segnalare il Crocifisso ligneo del biellese Giuseppe Orsini (1960 circa) e la reliquia della Santa Croce.

L’Oratorio dei Santi Grato e Giacomo, dipendente dalla parrocchia di San Lorenzo, sorge nel 1683 su un’antica cappella già dedicata a San Grato, protettore delle campagne e dei loro prodotti, nell’antico nucleo di Porcignano o Possignano. L’edificio, una piccola e armoniosa aula unica, presenta sul lato sinistro l’altare edificato nel 1765 per volontà di Giovanni Falla.

La preghiera dipinta: gli affreschi dei De Bosis (1494–1528)

Gli affreschi dei De Bosis ritornano, dopo un’assenza di circa quarant’anni, ad affacciarsi dalle stesse nicchie e negli stessi luoghi da dove per secoli avevano esercitato la loro azione protettiva sulla comunità candelese. Le immagini documentano e illuminano con straordinaria efficacia non solo l’immaginario della popolazione, ma anche l’ambiente sociale e i riflessi degli avvenimenti storici del tempo sui comportamenti della gente del luogo.

Questi dipinti votivi che, per il loro valore storico-artistico, erano stati annoverati già all’inizio del Novecento tra i Monumenti nazionali, diventano oggi, grazie alla recuperata visibilità, un nuovo elemento culturale e divulgativo dell’ecomuseo candelese, museo diffuso che ha nei beni culturali e ambientali del territorio il suo patrimonio più importante. Gli affreschi sono come una finestra dalla quale osservare in che modo, con quale disposizione di spirito, una piccola comunità contadina affrontava i pericoli incombenti delle guerre e delle pestilenze, eventi che leggeva come conseguenza di una maledizione o come punizione per atti di empietà.

Tre passeggiate di un’ora

Ricetto – Santa Maria – via Mulini – Baraggia

Partendo da Piazza Castello si raggiunge in pochi minuti la chiesa di Santa Maria Maggiore, la più antica del paese, con affreschi di grande interesse della seconda metà del Quattrocento. Uscendo dalla chiesa, a sinistra, ci si immette in via Castellengo e si raggiunge la Baraggia in circa cinque minuti d’auto; sulla destra si trova invece via Mulini, che offre un’incantevole veduta del Ricetto e della stessa chiesa. Suggestiva è la passeggiata lungo le mura del Ricetto che, specialmente di notte, affascina i visitatori per la maestosità delle torri.

Ricetto – via Matteotti – via Libertà – Pilone – San Pietro – Santa Croce

Da Piazza Castello, per via Matteotti e poi svoltando a sinistra, passando di fronte al “Pilone” dedicato alla Madonna Nera, ci si trova nei pressi della chiesa parrocchiale di San Pietro. Da qui si raggiunge in pochi minuti la località di Santa Croce, ricca di verde, dove sorge l’oratorio campestre di Santa Croce.

Ricetto – via Mazzini – via San Sebastiano – corso San Lorenzo – San Lorenzo – via XXV Aprile – oratorio di San Giacomo

Da Piazza Castello, in auto, in pochi minuti si raggiunge la chiesa di San Lorenzo, situata nell’omonima frazione, un tempo detta Arbengo, edificata sui resti di una costruzione medievale; la chiesa attuale risale al XVII secolo. A pochi minuti da San Lorenzo, in località San Giacomo, si trova l’oratorio dei Santi Grato e Giacomo, ricostruzione settecentesca di una cappella molto antica.