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Proloco Candelo

La Baraggia

Storia e geologia

Dal mare pliocenico alle glaciazioni, fino all’altopiano di oggi: come si è formata la Baraggia. Testo di Giuseppe Lacchia.

Catastrofi e paesaggio

Senza alluvioni non esisterebbe la baraggia

Attualmente il vocabolo “alluvione” evoca sinistri ricordi, che ancora oggi si rivivono quando si pensa all’evento funesto che colpì, nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1968, il Biellese orientale. Tuttavia senza questi fenomeni, che si possono definire “naturali” per l’evoluzione morfologica del territorio, non sarebbe possibile osservare la diversità degli ambienti, né potrebbero esistere tutte quelle varietà di forme che modellano la Terra.

I lenti ma inesorabili movimenti della crosta terrestre sono la testimonianza dei fatti che si sono succeduti nel passato: gli scontri tra le zolle crostali hanno portato sia al sollevamento di sedimenti a formare colline e montagne sia all’orogenesi di intere catene montuose, le faglie hanno separato lembi di terraferma permettendo la formazione di nuovi bacini, l’erosione dei terreni ha messo a nudo masse granitiche, le eruzioni spettacolari hanno generato nuovi atolli; tutti questi fenomeni si ripetono da milioni di anni e continueranno a perpetuarsi nel tempo, alla continua ricerca di equilibri che mai potranno essere raggiunti.

I ricercatori interpretano la storia del Pianeta studiandone le rocce, i sedimenti e i rinvenimenti fossili; formulano ipotesi, confrontano le loro tesi su quanto è avvenuto, documentano, illustrano, teorizzano… ma non possono “seguire in diretta” i loro movimenti perché la vita biologica dell’uomo è infinitesima rispetto alla durata degli eventi; pur tuttavia si verificano, ripetutamente e con sempre maggiore frequenza, catastrofi e lutti che sono la conseguenza della dinamicità della crosta terrestre.

Il territorio fortemente antropizzato amplifica questi normalissimi fenomeni, ma se non ci fossero state “catastrofi” il toponimo “baraggia” non esisterebbe, né avremmo potuto ammirare lo spazio e la tranquillità che questo luogo, unico nel suo genere, evoca in chi lo frequenta; il clima, le precipitazioni e la composizione dei minerali presenti nel terreno hanno modificato il suolo portandolo verso un’evoluzione matura, che lo ha conservato dagli sfruttamenti agricoli intensivi permettendo la crescita di specie botaniche rare in armonia con i numerosi animali che qui hanno trovato le condizioni ideali per costituire il loro habitat.

Oggi tante persone attente, sebbene assillate dalle città sempre più a misura di comodità, dove gli automatismi vengono scanditi nei suoni telematici di un mondo virtuale, si sono riappropriate dei sensi dimenticati, hanno riscoperto il piacere di osservare il territorio e, ascoltando i silenzi del tempo perduto, hanno trovato nella baraggia un luogo di meditazione per riflettere, anche, sulle catastrofi del passato.

Dal mare pliocenico all’altopiano

  1. Pliocene

    5 milioni di anni fa

    Il mare occupava vaste zone del Biellese, il clima era caldo e una fauna di animali marini popolava le numerose insenature che lambivano le coste del basso Biellese, sulle quali oggi sorgono molti paesi collinari. Le acque tiepide di questo mare poco profondo ben si confacevano alle numerose specie che costituivano il plancton; i ritrovamenti fossili hanno fatto comprendere l’evoluzione delle malacofaune plioceniche nel Biellese. L’abbondanza dei fossili e il buono stato di conservazione dei resti hanno permesso di ricostruire l’ambiente deposizionale dei singoli livelli: in particolare l’affioramento di Candelo, lungo il torrente Cervo, è stato oggetto di approfonditi studi con la campionatura di numerose specie di molluschi e crostacei (S. Aimone, B. Ferrero Mortara, Malacofaune plioceniche di Cossato e Candelo (Biellese, Italia NW), Bollettino del Museo di Scienze Naturali, 1983).

  2. Prima fase

    La scomparsa del mare pliocenico nel basso Biellese, a causa dei molteplici eventi che hanno interessato tutta la catena alpina e la Pianura Padana.

  3. Pleistocene

    Seconda fase, da 1,8 milioni di anni fa

    Le facies (ambienti di formazione) continentali sostituiscono quelle marine e hanno inizio le espansioni glaciali (Donau, Günz, Mindel, Riss e Würm) che interessano in modo evidente le Alpi: il clima diventa molto freddo (fase anaglaciale) e i ghiacciai sulle Alpi raggiungono la massima estensione. In quota prevalgono i depositi morenici, mentre nelle valli minori, non occupate dai ghiacci, le precipitazioni intense causano l’aumento di apporti detritici che si depositano alle soglie delle valli sotto forma di estese conoidi.

  4. Terza fase

    I tardivi sollevamenti legati all’orogenesi alpina innescano movimenti dislocativi delle faglie preesistenti; i corsi d’acqua aumentano la loro forza, erodendo e depositando tutti i materiali di precedente accumulo sotto forma di depositi fluvio-glaciali. Dall’alternanza di questi cicli si formano terrazzi successivi a carattere dissimmetrico, di cui la baraggia rappresenta la testimonianza (cfr. Note illustrative della Carta Geologica d’Italia, Fg. 43 Biella). Essendo comune l’origine dei materiali, le diversità sono rappresentate dall’età degli eventi che hanno portato ad alterazioni diverse dei materiali alluvionali.

  5. Quarta fase

    I fattori meteorologici e climatici, la natura chimica dei costituenti del terreno e i torrenti, che continuano nei loro processi erosivi e deposizionali, formano e delimitano l’attuale altopiano, il Baraggione, che si trova su un’area a forma triangolare nei comuni di Candelo, Cossato, Mottalciata, Villanova, Massazza e Benna, per una superficie di circa 5.000 ettari.

Il suolo e la brughiera

La Baraggia, nella quale si possono osservare belle sezioni stratigrafiche lungo il corso del Cervo a nord dell’abitato di Candelo e nella strada privata delle cave di Mongrando e Vigliano, dove l’erosione torrentizia ha messo in evidenza le sequenze litologiche, è costituita da alluvioni fluvio-glaciali mindeliane con ciottoli di varie dimensioni, a diverso grado di alterazione, con intercalazioni di sabbie e, come la maggior parte degli altopiani alluvionali, non presenta un reticolo idrografico superficiale se non in occasione di piogge persistenti.

Il percolare dell’acqua ha trasformato, per procedimenti chimici di ossidazione, i minerali di ferro, conferendo al terreno la tipica colorazione ocracea; la parte superiore di questi suoli è formata da una sabbia molto fine (loess-silt), alterata, di colore grigio-rosso (ferretto), dovuta a processi di decalcificazione e argillificazione dei materiali con dilavamento dei prodotti solubili. La consistenza di questi suoli è rappresentata da uno strato di humus acido sotto al quale si trova uno strato grigiastro povero di sali (cfr. Baraggia – guida alla natura, WWF), in cui la vegetazione tipica è formata da brugo (Calluna vulgaris) e molinia (Molinia coerulea e Molinia altissima) con alberi di farnia (Quercus robur), carpino (Carpinus betulus) e betulla (Betula alba). Numerosi sono anche i castagni (Castanea sativa), impiantati a opera dell’uomo, in seguito all’antropizzazione dei luoghi, come risorsa alimentare.

Per i processi chimici di trasformazione sopra descritti, il terreno impermeabile diventa spesso paludoso in occasione di persistenti piogge ed è refrattario a molte colture agrarie; queste caratteristiche hanno permesso la conservazione dell’habitat naturale da intensi sfruttamenti agricoli. Per le qualità della fitocenosi presente, l’area si definisce “brughiera”, dove la specie predominante è il brugo, così come il terreno acido conferisce all’ecosistema un aspetto paesaggistico e non agricolo.

Solo negli ultimi anni, prima della sua istituzione a riserva naturale, buona parte della baraggia di Cossato, Mottalciata e Rovasenda è stata destinata allo sfruttamento risicolo, perché con la bonifica il Consorzio Baraggia ha provveduto a edificare un sistema di canali artificiali al fine di permettere l’irrigazione artificiale di un ambiente arido per natura. Anche la servitù militare ha profondamente alterato l’ambiente; tuttavia le istituzioni hanno provveduto alla conservazione del territorio in armonia con le esigenze della collettività.

È dall’inizio del secolo che la Baraggia suscita curiosità: alcuni hanno ricercato nello studio il motivo di interesse verso questo ambiente (botanica, zoologia, storia e archeologia, ecologia, geologia…); altri hanno raccontato il territorio illustrando i lavori scientifici preesistenti, altri ancora l’hanno fatta conoscere attraverso disegni e fotografie; ma tutte le persone che l’hanno descritta si sono avvicinate con discrezione, evocando sentimenti e provando sensazioni. Un’attenta lettura di tutti gli scritti aiuta a comprendere i pensieri che hanno animato gli autori, i quali difendono in modo appassionato non solo questo ambiente ma tutto quanto li circonda, nel rispetto di norme che non devono essere codificate ma che ognuno deve sentire nel proprio intimo.