Il Ricetto
Mura, torri e cantine
Mura a spina di pesce, torri rotonde, la torre-porta, le rue acciottolate e le cellule con cantina e solaio: com’è fatto il Ricetto.

Un unicum europeo
Specchio di una comunità
Il Ricetto di Candelo ha per la cultura un valore eccezionale in quanto elemento fondamentale del patrimonio storico-artistico piemontese, unicum a livello europeo, già oggetto di studio da parte di storici italiani e delle università straniere di Danzica e Kaiserslautern, nonché meta di migliaia di turisti e fonte d’interesse per testate e media nazionali.
Si tratta di una struttura che è specchio di una comunità e che colpisce sia per le sue caratteristiche architettoniche sia per lo straordinario stato di conservazione. Ambisce ora a divenire fulcro turistico e culturale (Sistema Museale Integrato) del territorio di Candelo e del Biellese.
Il Ricetto è sorto per iniziativa e volontà precisa della popolazione candelese allo scopo di conservare e difendere i beni più preziosi della comunità: i prodotti della terra, soprattutto vino e granaglie. Viene costruito su un terreno di proprietà di signori locali (i Vialardi), a cui inizialmente è corrisposto un censo di 21 ducati; più tardi sarà riscattato e diventerà possesso e simbolo della comunità.
È sempre stato utilizzato come deposito per i prodotti agricoli in tempo di pace e come rifugio temporaneo per la popolazione in tempo di guerra o pericolo; tranne eccezioni, gli edifici non sono mai stati abitati in pianta stabile. Mancano dati precisi circa la sua fondazione e le notizie storiche pervenute sono tarde: esiste già, infatti, quando la comunità candelese fa atto di dedizione spontanea ai Savoia nel 1374.
Il Ricetto si è conservato mantenendo la sua struttura originaria grazie alla sua matrice contadina: fino a tempi recentissimi è stato utilizzato per la vinificazione e la protezione dei prodotti della terra, e lo è ancora in parte oggi. È stato definito da Ferdinando Gabotto “silos fortificato”, ma può essere considerato soprattutto una “cantina comunitaria”.
Caratteri strutturali
- 467 m
- di perimetro, a pianta pseudo-pentagonale
- 110 × 120 m
- larghezza e lunghezza del complesso
- 13.000 m²
- di superficie
- ~200
- cellule, tutte diverse e, tranne alcune eccezioni, di proprietà privata
Gli elementi del Ricetto
La cinta muraria
La cinta muraria segue tutto il perimetro del complesso, di forma pseudo-pentagonale, tranne il lato sud, ora occupato dal Palazzo comunale in stile neoclassico costruito nel 1819 su progetto dell’architetto Nicola Tarino di Biella. Stridente è il contrasto architettonico-ambientale con il Ricetto.
Le mura sono in ciottoli a spina di pesce (opus spicatum) con coronamento merlato (spessore circa 80 cm). Tutto intorno correva il cammino di ronda, di cui permangono alcune mensole di sostegno in pietra con scanalatura centrale nel lato nord; in questo lato la cortina muraria ha subito varie modificazioni e interventi. Una “via di lizza”, ora per lo più scomparsa a causa del prolungamento di alcune case nell’Ottocento, correva lungo tutto il perimetro delle mura per agevolare il compito dei difensori.
Le torri angolari
Gli angoli del Ricetto sono protetti da torri rotonde, in origine tutte aperte verso l’interno per agevolare l’opera dei difensori: il vano cilindrico era infatti suddiviso da impalcature lignee a più piani incastrate nelle buche pontaie. Alcuni coronamenti in cotto, con decori di mattoni posti a scalare, risalgono alle sistemazioni successive dell’impianto.
L’angolo sud-ovest presenta due torri circolari di dimensioni e forme nettamente diverse. La più antica è quella più alta, chiusa e modificata alla fine del XVI secolo per essere adattata a prigione: qui venivano portati i prigionieri della Comunità di Candelo, poiché potevano essere tenuti costantemente sotto controllo in modo da evitare gli eccessi presenti in altre prigioni dei Fieschi (per esempio Masserano). Molto probabilmente era detta “torre della gogna”, anche se mancano riferimenti documentali precisi in tal senso. La torre più bassa e tozza, attualmente sede dell’ufficio tecnico comunale, fu realizzata in epoca più tarda e nel corso del tempo subì rimaneggiamenti e trasformazioni.
Alla destra della torre-porta vi è un’altra torre angolare rotonda, aperta e con merlature a coda di rondine. Recentemente è stata realizzata una struttura che permette la visione panoramica dall’alto del Ricetto: per questo motivo la torre est è ora conosciuta come torre osservatorio.
La torre-porta
L’unica via d’accesso al Ricetto era difesa, nel lato sud, da una poderosa torre-porta, originariamente aperta verso l’interno e senza copertura. È un massiccio parallelepipedo quasi interamente in mattoni, tranne il basamento in massi di pietra squadrati; presenta decori a fascia e merlature di coronamento.
La torre ha due aperture verso l’esterno (una sola verso l’interno): un passo carraio, l’apertura più grande, e una postierla con pedanca più piccola per le persone. Le chiusure erano assicurate da due ponti levatoi, manovrabili mediante bolzoni (travi di legno impiegate per azionare i ponti levatoi) che, per mezzo di sistemi di carrucole o meccanismi a bilico, si muovevano entro strette fessure ancora ben visibili. All’interno, verso la piazzetta, la torre-porta presenta un ribassamento e un unico ingresso; pregevole è la bella volta in mattoni del XIX secolo.
La torre di cortina
Al centro del lato nord, tra due torri angolari rotonde, si trova la torre di cortina: possente, quadrata, aperta e costruita quasi interamente con grandi massi squadrati; più tardo è il coronamento in mattoni. Oltre allo scopo difensivo fungeva da collettore per lo scarico di acque e liquami, come rivelano le feritoie in basso. Ancora oggi assolve il compito di far defluire tutta l’acqua superficiale del Ricetto: a tal proposito è fondamentale la pendenza del terreno da sud a nord, con un ulteriore dislivello “a imbuto” nei pressi della torre.
La casa del Principe
Varcata la torre-porta, ci si trova in una piazzetta pavimentata con le pietre tondeggianti del vicino torrente Cervo. Sulla destra, l’edificio più imponente che sovrasta tutti gli altri è la “casa del Principe”, l’abitazione che Sebastiano Ferrero si fece costruire dopo aver ottenuto dal duca Filippo II Senza Terra, nel 1496, l’investitura feudale e la concessione dei dazi candelesi.
Per realizzare questa dimora Sebastiano Ferrero modificò e sopraelevò le cantine preesistenti, denominate nei documenti domuncolae, piccole case, che formavano una delle isole edilizie, ossia l’aggregato di costruzioni confinanti che compongono l’insieme degli edifici del Ricetto. La casa del potente signore del luogo non si differenziava dalle altre costruzioni solamente per le dimensioni: la sua forma tozza ed elevata, più che a una dimora signorile, fa pensare a una casa-torre con funzioni difensive, quelle che nei castelli sono affidate al battifredo, al maschio o al dongione. Altri caratteri la distinguevano: lo spazio esterno, una sorta di cortile a uso prevalente del feudatario, e soprattutto gli elementi di decoro che abbellivano le facciate e gli ambienti interni.
Livio Pozzo, nel suo opuscolo intitolato Canderium, ne ricorda gli splendori con una vena di amaro disappunto, perché modificazioni e manomissioni hanno compromesso l’integrità degli addobbi interni: «Entrati, ci troviamo subito in una specie di piazzetta, fronteggiata da una costruzione dominante fra le altre, e munita di un mastio; è il “Palazzo del Principe”, e venne fatto costruire da Sebastiano Ferrero sulla fine del 1400. Fino a pochi anni or sono si ammiravano in esso bei fregi in terra cotta alle finestre, arazzi e mobili antichi, e persino la sala del trono; eravi inoltre due soffitti in legno bellissimi, a cassettoni, poggianti su eleganti mensoline; uno fu asportato ed ora trovasi al Castello Medievale del Valentino Torinese; l’altro, già da tempo guasto e deturpato, venne recentemente distrutto da un incendio. Alle pareti si distinguono ancora, qua e là, frammenti di decorazione a fresco che non mancano di grazia».
Le cellule: caneva, solarium e lobbia
Le case, prive di fondamenta, sono costituite da vani unici sovrapposti, non comunicanti tra loro: sono le cellule del Ricetto.
Il vano a pianoterra (caneva) è una cantina con pavimento in terra battuta, destinata al vino e alle varie operazioni connesse. L’escursione termica su base annuale varia dai 12 ai 15 gradi, con aerazione indiretta ottenuta mediante piccole aperture verso la riana (riscontro d’aria). Dalla strada si accede attraverso un portale: attualmente il livello delle rue si è innalzato o abbassato, per cui non sempre la porta d’accesso alla caneva è all’altezza del piano viario.
Il vano al piano superiore (solarium) è un ambiente particolarmente secco e asciutto, ideale per la conservazione delle granaglie. Vi si accede direttamente dalla rua tramite la lobbia, balconata in legno che poggia sulle travi di separazione tra caneva e solarium, utilizzata per essiccare le granaglie. I due vani non sono in comunicazione interna, per ridurre al minimo le occasioni di scambio termico. La lobbia meglio conservata è quella vicino alla sala consiliare (solo metà, a causa della costruzione delle scale); di molte lobbie rimangono solo le travature, altre sono state ricostruite non sempre nel rispetto della tradizione. Tutte le lobbie erano coperte da tetti molto spioventi per proteggere le granaglie dalla pioggia.
I portali delle singole case sono di due tipi: i più antichi, costituiti da tre conci di pietra, poggiano su piedritti litici con interposta una pietra squadrata posta orizzontalmente; quelli di mattoni, di epoca successiva, sono ad arco leggermente acuto, formati da una doppia ghiera, una di fascia e una di punta.
Rue e riane
Le rue (francesismo) sono a ciottoloni inclinati verso la mezzeria e con pendenza da sud a nord, per permettere il deflusso delle acque piovane verso la torre di cortina. L’impianto viario è costituito da cinque assi in direzione est-ovest, intersecati da due ortogonali. La rua principale, al centro, era calibrata in funzione del traffico dei carri (circa 5 metri); più ridotte sono le rue laterali.
Gli edifici sono costituiti da una serie di singole cellule edilizie non comunicanti, accorpate in nove isolati a doppia manica, separate da una stretta intercapedine (riana, rittana, chintana) per garantire il riscontro d’aria e il deflusso delle acque.

Le cantine, oggi come alle origini
Sulla sinistra della piazzetta d’ingresso si trova la sala consiliare e delle cerimonie del Comune di Candelo, dove vengono periodicamente allestite mostre. Il grosso pietrone datato 1749, situato nei pressi dell’attuale pozzo, era il contrappeso di un torchio a leva anticamente situato nella sala cerimonie; uno strumento simile, tuttora funzionante e in ottimo stato di conservazione, si trova in una cantina privata del Ricetto.
Proseguendo nella visita per una qualunque delle rue si possono osservare le case riunite in isolati a doppia manica. La muratura, spessa circa 60 cm, è per lo più a ciottoli disposti a spina di pesce; qua e là si nota anche l’interposizione di mattoni e di grosse pietre.
Oggi, come alle origini, le cellule edilizie sono di proprietà privata, in parte ancora destinate alla vinificazione e alla conservazione del vino.
Per visite guidate della durata di un’ora circa rivolgersi alla Pro Loco (tel. 015 2536728).