Il Ricetto
Storia di Candelo e del Ricetto
Dal diploma di Ottone III del 988 alla costruzione del Ricetto, dai Savoia ai Ferrero Fieschi: una storia millenaria.

Receptum, “rifugio”
Una cantina comunitaria fortificata
Il Ricetto di Candelo è una struttura fortificata tardo-medievale (XIII–XIV secolo) realizzata dalla comunità contadina locale, senza alcun intervento feudale, su un fondo in origine di proprietà dei nobili Vialardi di Villanova e poi riscattato dai Candelesi.
In origine il ricetto doveva fornire protezione stabile alle cose più preziose della comunità, ossia i prodotti della terra: in primo luogo le granaglie e il vino. Solo in casi estremi di pericolo, e per breve tempo, anche la popolazione vi si rifugiava.
Il ricetto è a pianta pseudo-pentagonale, occupa una superficie di circa 13.000 m² ed è cinto da mura difensive costruite con ciottoli di torrente posti in opera a “spina di pesce” (opus spicatum); agli angoli garantivano la difesa quattro torri rotonde e, a metà del lato nord, una torre quadra di cortina.
Il segreto delle splendide condizioni di conservazione del monumento, che fanno sì che esso possa essere considerato un unicum del suo genere, consiste nell’uso totalmente contadino che se n’è fatto fino a tempi molto recenti e in parte ancora oggi. A differenza di molti analoghi monumenti che costellavano il Piemonte (più di 200, di cui 12 nel Biellese, ora in gran parte scomparsi o fortemente trasformati), il Ricetto di Candelo ha subito nel complesso pochi rimaneggiamenti. È stato oggetto di approfonditi studi anche da parte di università straniere ed è fra i meglio conservati in Europa.
Oggi l’atmosfera che si respira per le “rue” è ancora intatta: i suoi momenti di silenzio e di quiete suggeriscono magiche sensazioni di un antico mondo contadino che forse non è più.
Il vocabolo receptum aveva nella lingua latina, e mantiene in periodo basso-medievale, il significato letterale di “rifugio”. Compare nelle fonti scritte dell’area piemontese solo alla fine del XII secolo, in concomitanza o in alternativa a castrum e castellum. Con varianti più o meno dirette, quali rezetum o reductum, il vocabolo è ripreso negli atti notarili ancora nel XVI secolo, mutando successivamente in “ricetto” o “recetto”.
Candelo e il Ricetto: una storia millenaria
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22 ottobre 988
Compare per la prima volta il nome di Candelo (Canderium) in un documento in cui l’imperatore Ottone III conferma a Manfredo, figlio di Aimone conte di Vercelli, il possesso feudale di Candelo. L’anno seguente Ottone III infeuda Candelo alla Chiesa vercellese.
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1179
I conti di Biandrate cedono alla Chiesa vercellese i loro beni in Candelo.
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Fine XIII – inizio XIV sec.
Gli abitanti di Candelo costruiscono il Ricetto su un terreno di proprietà dei signori Vialardi; all’inizio pagano un censo annuo, poi riscattato.
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1360
Si contano nel Ricetto 157 casupole (oggi sono circa 200).
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1374
Primo fra le terre biellesi, Candelo fa atto di spontanea dedizione ai duchi di Savoia. Dal 1381 al 1387 passa sotto la giurisdizione del capitano di Santhià.
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1387
Amedeo VII di Savoia infeuda Candelo al piacentino Gerardo Fontana (27 luglio). Per poco più di cent’anni Candelo resta per metà dei Fontana e per l’altra metà dei discendenti del Cavaglià, cioè Novellino, Lessona e Villani.
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1496
I Fontana cedono il feudo di Candelo a Sebastiano Ferrero, già titolare dei feudi di Benna e Gaglianico, consigliere ducale e tesoriere del ducato di Milano per Ludovico il Moro.
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1499
Sebastiano Ferrero accampa pretese sul Ricetto e contesta la misura del “fuocatico” che i Candelesi erano tenuti a pagare. La vertenza viene affidata al giudizio di due arbitri; la sentenza dà piena vittoria ai Candelesi.
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1517
A Sebastiano Ferrero succede il nipote Filiberto, adottato da Ludovico Fieschi, conte di Masserano. Ha così inizio la dinastia dei Ferrero Fieschi, principi di Masserano.
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1554–1558
Candelo è coinvolto nelle lotte tra Francesi e Spagnoli, alleati del duca Emanuele Filiberto di Savoia, ed è occupato ripetutamente dalle truppe francesi del Brissac. Nel 1558 gli Spagnoli costringono alla resa i Francesi asserragliati nel Ricetto e prendono prigioniero Besso Ferrero Fieschi, figlio di Filiberto. Gravi danni al Ricetto.
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1561
Le fortificazioni e i magazzini del Ricetto vengono riparati. Nello stesso anno i Ferrero Fieschi fanno costruire la roggia Marchesa, derivata dal torrente Cervo.
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1577
Candelo è elevato a contea in favore di Besso Ferrero Fieschi.
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1630–1632
La popolazione è decimata dalla peste. I registri di una sola parrocchia danno queste paurose statistiche: nel 1630, su 63 decessi 26 di peste; nel 1631, su 111 morti 90 di peste; nel 1632, su 15 decessi 3 di peste.
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1644–1649
Nuove occupazioni spagnole a Candelo provocano incendi e distruzioni, anche di parte dell’archivio.
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1723–1784
Candelo resta feudo dei Ferrero Fieschi anche dopo il loro trasferimento in Spagna: infeudato a Vittorio Amedeo Fieschi (1723), al principe Filippo Vittorio Amedeo Ferrero Fieschi (1750) e al principe Carlo Pasquale Ferrero Fieschi (1784). Carlo Sebastiano Ferrero Fieschi è l’ultimo feudatario (1785).
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Inizio XIX sec.
L’occupazione napoleonica modifica la struttura politico-amministrativa di Candelo.
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1819
Inizia la costruzione dell’attuale Palazzo comunale, in stile neoclassico, sulle antiche mura del Ricetto, dopo l’abbattimento delle case prospicienti. Nello stesso anno è realizzata l’attuale piazza.
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1821
Nei moti sono coinvolti anche dei candelesi: il capitano Pio Moglia, condannato a cinque anni di carcere, il capitano Giuseppe Viana, destituito, e il sottotenente Luigi Serra, destituito e poi riammesso.
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1848
Al primo parlamento subalpino siede un candelese, l’ingegnere Giuseppe Pozzo. Nello stesso anno Candelo ospita le truppe piemontesi in rotta.
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1858
Candelo ospita le truppe austriache e, nello stesso anno, quelle del generale Garibaldi di passaggio a Biella.
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Seconda metà XIX sec.
La fillossera e la peronospora distruggono i vigneti candelesi, base dell’economia comunitaria. Muta da quegli anni il sistema sociale, economico e culturale che per secoli aveva caratterizzato la comunità candelese.
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XX sec.
Durante la Prima guerra mondiale Candelo paga un tributo di sangue elevato: a perenne ricordo resta il monumento eretto nei pressi delle scuole elementari. Numerosi candelesi combatterono per la libertà al tempo del Fascismo, come documenta la lapide in Piazza Castello.
Approfondisci
Dalla Restaurazione all’Unità
Col ritorno dei Savoia e la Restaurazione tornarono in vigore i vecchi statuti comunali e ritornò la norma che impediva ai forestieri di possedere beni immobili a Candelo, pena la confisca a favore del regio erario.
Il ricetto nel Piemonte medievale
In Piemonte l’origine dei ricetti si colloca tra il XII e il XIV secolo, contestualmente alla crescita dell’autonomia comunale; nel Biellese la costituzione dei ricetti si protrae fino al primo decennio del Quattrocento. In antichi documenti candelesi si trova il termine castrum come sinonimo di ricetto: in una supplica del 1509 al duca di Savoia si parla del castrum munitissimum, dove ogni uomo del luogo possedeva una domum (casa), costruito dalla comunità a scopo di ricovero tempore guerrarum (in tempo di guerra).