Il Ricetto
Itinerario tra le rue
Una visita autonoma in tredici tappe dentro le mura, più la passeggiata esterna lungo il perimetro del Ricetto.

Il punto di partenza
Piazza Castello
In piazza si può subito notare la costruzione del Municipio, risalente al 1819, in stile neoclassico. Dove c’è l’attuale piazza vi erano case e un fossato, probabilmente a secco, colmo di rovi e pali appuntiti; di qua del fossato, di fronte alla torre-porta, vi era un’altra fortificazione a scopo difensivo, detta “rivellino”, dove si riuniva la credenza ancora in età comunale.
Da sinistra a destra troviamo una torre alta, in origine aperta verso l’interno, e un’altra torre, più bassa e tozza, trasformata in prigione nel 1581. L’unico accesso all’interno era, come lo è oggi, la torre-porta: una massiccia costruzione in mattoni con accesso carraio e “postierla” per le persone, chiusi con ponte levatoio e “pedanca”, manovrati da bolzoni che s’incastravano nelle lunghe fenditure murali ancora oggi ben visibili. Sulla destra vi è un’altra torre angolare rotonda, aperta, con merlature a coda di rondine.
Intra moenia
Le tappe dentro le mura

Tappa 1: Cerchia muraria e via di lizza
Tutto il nucleo fortificato era ed è racchiuso da una potente cortina il cui tessuto murario è prevalentemente in ciottoli a spina di pesce con poca malta e senza stilature. Internamente correva, per tutto il perimetro, la via di lizza, ormai scomparsa per tre quarti. Lo spessore delle mura è compreso tra 50 e 80 cm. Di particolare interesse l’esemplare di mensola litica per camminamento nella piazzola nord.
Tappa 2: Torre di cortina
Situata sul fronte nord-occidentale delle mura, è l’unica torre a pianta quadrata del Ricetto. La parte inferiore, più antica, è interamente in scapoli di pietra con tamponamento in ciottoli a spina di pesce; il coronamento in laterizio è più tardo (XV secolo). Alla base vi è un’apertura con funzione di collettore delle acque piovane, qui convogliate dalla pendenza del sito.

Tappa 3: Sistema viario
Le strade interne, dette “rue”, sono lastricate rozzamente con ciottoli di fiume e presentano una leggera pendenza per consentire il deflusso delle acque di superficie in direzione della torre quadra di cortina. Il sistema viario è formato da cinque assi longitudinali e due trasversali.
Tappa 4: Torchio per vinacce
All’interno di questa cellula si trova un torchio a vite: una macchina di antichissima e geniale concezione, vero monumento della civiltà della vitivinicoltura. Impiegato nella spremitura delle vinacce, era di uso collettivo. Nel Ricetto di Candelo, data la sua funzione di cantina comunitaria, ne sono documentati due di questa tipologia; si è conservato soltanto questo, del 1763. È costituito da un grosso tronco completo di ceppaia, sostenuto da idonea incastellatura lignea; veniva azionato mediante una vite (originariamente in legno) collegata a un enorme masso-contrappeso. Il ceppo con il suo peso pigiava le vinacce. È tuttora perfettamente funzionante.
Tappa 5: Riane
Le due maniche di ciascun isolato sono separate dalla “riana” o “rittana”, avente molteplici funzioni: riscontro d’aria, scolo delle acque piovane e raddoppio delle falde di copertura con alleggerimento delle strutture.

Tappa 6: Casa del Principe
Costruita da Sebastiano Ferrero, feudatario di Candelo dal 1496. La realizzazione comportò la trasformazione radicale di un intero isolato. All’interno, i due ampi saloni erano ornati da magnifici soffitti a cassettoni, ora scomparsi.
Tappa 7: Rivellino
Sorta di torre, solitamente fortificata, antistante quella d’ingresso: impediva alle armi pesanti, da getto e poi da fuoco, di battere direttamente l’ingresso. In tempo di pace vi si riuniva la Credenza, ossia il Consiglio della Comunità, e vi veniva amministrata la giustizia. Venne abbattuto nel primo Ottocento per realizzare l’attuale piazza.
Tappa 8: Fossato
Non è dimostrato che fosse a stagnazione d’acqua oppure a secco. Tra il Settecento e l’Ottocento venne definitivamente interrato.

Tappa 9: Torre Porta
Difendeva l’unico accesso al Ricetto. In origine, come tutte le torri, era aperta verso l’interno e priva di copertura per impedire gli effetti di incendi e crolli. I piani venivano allestiti rapidamente incastrando travi nelle apposite buche pontaie. Due i ponti levatoi, dei quali restano le fessure di manovra dei bolzoni.

Tappa 10: Cellule edilizie
Le singole unità edilizie formanti gli isolati servivano principalmente alla conservazione dei prodotti agricoli; solo eccezionalmente e per breve tempo venivano utilizzate come ricovero per gli abitanti e gli animali. Il vano inferiore, la cantina vera e propria, è un ambiente a temperatura costante (12–15 °C) ideale per le operazioni di vinificazione. Il vano superiore, il solaio, è un ambiente secco e caldo, idoneo alla conservazione di cereali e simili, non comunicante con la cantina per assicurare a questa il massimo isolamento. L’accesso al piano superiore avveniva attraverso la “lobia” (balcone in legno).

Tappa 11: Portali
I portali più antichi sono interamente in pietra: costituiti da un arco a tre conci, due di imposta e altri due piedritti. Interventi successivi e occasionali hanno prodotto talvolta la sostituzione dell’arco litico con una struttura in laterizio.
Tappa 12: Casa comunale
La prima pietra fu posata nel 1819 su progetto di Nicola Tarino di Biella. Per la sua costruzione, in stile neoclassico, fu necessaria la demolizione di un tratto di mura e delle cellule adiacenti.
Tappa 13: Torri ovest
La torre più slanciata, convenzionalmente denominata “torre della gogna”, era in origine una delle torri angolari; fu poi chiusa e trasformata in prigione nel XVI secolo. Nel Seicento, ancora per scopi giudiziari, venne costruita la seconda torre, quella più larga, sulla piazza.

Extra moenia
La passeggiata fuori le mura
Particolarmente suggestivo è l’itinerario esterno, lungo il perimetro delle mura. La passeggiata esterna è illuminata e il percorso in notturna ha un fascino indescrivibile, che evoca emozioni e sensazioni profonde.
Si percorre la via acciottolata a destra della torre-porta e si arriva a un balcone naturale da cui si possono ammirare molti dei castelli dei dintorni; una tavola indica le cime più importanti e lo spettacolo, nelle giornate limpide e serene, è notevole. Proseguendo lungo il pendio a mezza costa si notano le massicce mura e le torri del lato nord: il Ricetto appare come una fortificazione capace di difendere la sua gente ed è di una bellezza straordinaria.
Poco più in basso si scorge la roggia Marchesa, derivata dal torrente Cervo e fatta costruire nel 1561 dai Ferrero Fieschi, feudatari di Candelo; le sue acque servono ancora oggi per irrigare le campagne circostanti e per dare acqua alle risaie del Vercellese. Altamente suggestiva è, da questo punto, la visione delle mura del Ricetto che s’ergono possenti tra il verde, dando l’idea della loro originaria validità difensiva.
Si può notare anche il vecchio lavatoio, ricostruito dagli Alpini di Candelo nel 1996 sulla base delle indicazioni del progetto originario: qui venivano tutte le donne del paese per fare il bucato; le grosse lastre di pietra servivano per la battitura e la strizzatura dei panni.
Nei terreni che, oltre la roggia Marchesa, scendono fino alla piana del Cervo si trovavano le fosse per la macerazione della canapa, coltivazione presente ancora a Candelo agli inizi del Novecento: sono infatti documentati gli appalti per la gestione dei maceratoi da parte dell’Amministrazione comunale. Nel catasto la zona è ancora definita come “canepali” (“canvai” in dialetto). Da qui, camminando lungo l’argine della roggia, si raggiunge il torrente Cervo. Proseguendo ancora si arriva a un percorso acciottolato in salita che delimita il lato ovest e riconduce in Piazza Castello.





